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la leggenda di alarico

Il tesoro del condottiero dovrebbe ammontare a 25 tonnellate di oro e 150 tonnellate d’argento. window.addEventListener("sfsi_functions_loaded",function(){if(typeof sfsi_widget_set=="function"){sfsi_widget_set()}}), (adsbygoogle=window.adsbygoogle||[]).push({}), Per viaggiare nelle località turistiche italiane, Alarico ed il suo leggendario tesoro a Cosenza. Alarico, corporatura atletica, chioma bionda rossiccia, occhi chiari, bello e forte condottiero, con il suo cavallo bianco non temeva rivali, visse la maggior parte dei suoi giorni a contatto con i Romani, assorbendone usi e costumi. Per ora facendo una ricerca in rete si possono trovare 1.290.000 voci su “Alarico”. Morte di Alarico I, seppellito nel letto del fiume Busento. 4 mesi fa. Perchè non siano tombaroli senza scrupoli a ritrovare e depredare un luogo che potrebbe diventare un emblema di questa splendida terra. calabriaportal.com Ma l’elemento ancora più interessante, che ha convinto i due appassionati di archeologia di aver scoperto davvero la tomba di Alarico, è che l’altare poggia su uno strato di sabbia di fiume (l’hanno fatta analizzare da un geologo) del tutto innaturale all’interno di una grotta calcarea di origine vulcanica. Ma tutti i loro tentativi si sono rivelati finora inutili. Anche Spartaco come Alarico non era riuscito in questa impresa. Ecco cosa ha alimentato per secoli la leggenda del tesoro del re dei Goti, con l’interesse non solo bibliografico e letterario per l’argomento: tra i più famosi ricordiamo il libro “Il tesoro di Alarico” di Vittorio Vecchione. In Calabria, invece, una sorta di “maledizione” sembra gravare sulla leggenda della sepoltura di Alarico. È questa la nuova deriva del neoliberismo: libertà dei mercati e sottomissione dei cittadini. Si deve a due fratelli appassionati di archeologia, Natale e Francesco Bosco, l’ultimo tentativo di chiarire il mistero. Il problema è che qui non è stato mai effettuato nessuno scavo ufficiale. I morti in genere devono essere accompagnati nel loro trapasso ad altra vita; e se ciò non si compie nelle debite forme, divengono “mìasma” e corruzione della famiglia, del territorio e della nazione. Aggiunto da Falco Brianzolo In tanti cercarono il re e le sue ricchezze durante il corso del tempo e sotto il regime fascista nel 1937, ci fu la massima diffusione del mito di Alarico, addirittura Heimrich Himmler, capo delle SS Naziste, seguì personalmente una campagna di scavi che non portò ad alcun risultato concreto. Niente ci autorizza a valutare addirittura il peso e la qualità dei tesori di Alarico in vita e in morte; o, in base a fantasiosi ragionamenti deduttivi, a dar per certa la presenza nel Busento di simboli religiosi portati via da Roma. La Leggenda del Tesoro di Alarico da sedici secoli mantiene gli occhi puntati sulla città di Cosenza, dove secondo la tradizione è sepolto, nel letto del fiume Busento, il tesoro del grande re Visigoto Alarico. Da allora si tramanda questo mito e, dal 2016, nel punto di congiunzione tra il fiume Crati e il Busento, sorge la Statua di Alarico, fortemente voluta dall’Amministrazione comunale di Cosenza. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati. C’è da considerare che quando Alarico invade Roma, che si diceva caput mundi, non era più la capitale dell’impero romano, perché Costantino, l’imperatore che rese possibile il trionfo del cristianesimo nell’Impero, aveva  fondato una nuova capitale, Costantinopoli, sul luogo dell’antica Bisanzio. Non so se siano state trasmesse leggende popolari genuine, segno di memoria storica. Ma è stato bello, per molti bambini, ascoltare dai loro nonni questa storia durante le festività natalizie, magari vicino a un bel caminetto. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie, consulta la cookie policy. La poesia è stata tradotta in italiano da Giosuè Carducci. Eccome se ci sono: profonde ferite nella roccia non lasciano dubbi su quanto a lungo si sia scavato. ♦La leggenda di Alarico e della sua sepoltura nel Busento ha ispirato la poesia di August Graf von Platen, “Das Grab im Busento” (La tomba nel Busento), con una rappresentazione romantica della morte e della sepoltura di Alarico. I Visigoti, guidati da Ataulfo, cognato e successore di Alarico, si diressero verso la Gallia meridionale, dove a Narbona celebrò le nozze con Galla Placidia, che ricevette come dono nuziale l’altra parte del tesoro sottratto a Roma da Alarico, come testimoniò lo storico coevo, Olimpiodoro di Tebe. Per impedire che la tomba del grande re dei Goti venisse profanata, si deviò il corso del fiume utilizzando migliaia di schiavi che al termine dei lavori furono trucidati allo scopo di non lasciare nessun testimone della sepoltura. Una collina perfettamente rotonda in mezzo al paesaggio circostante, un tumulo di terra costruito artificialmente, non si sa da chi e per cosa. Neppure un sopralluogo e i successivi accertamenti della locale Sovrintendenza archeologica hanno chiarito il mistero del tesoro di Alarico. Stessa storia all’interno della grotta più piccola, dove anche a occhio ci si accorge di camminare su sabbia “riportata”. Qui scorre il Busento e su un alto costone roccioso, ecco due misteriose aperture. Eppure qualche indizio importante esiste. Tutti i contenuti presenti sul Bosone – se non altrimenti specificato – sono pubblicati con una licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia. 2013 - 2020, La leggenda narra che giunti a Reggio, mentre salpavano verso la Sicilia i Visigoti furono colpiti da una tempesta, durante la quale perirono molti uomini.

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