Cari amici di SOLETERRE

il mio progetto “Il cielo in una stanza” è iniziato i primi giorni di novembre 2018 e l’ultimo scatto è stato memorizzato il 13 marzo 2019. Ho frequentato le corsie e le sale operatorie di Chirurgia Pediatrica del S.Matteo con cadenza settimanale, 1 o (in alcuni casi) 2 volte la settimana, soprattutto se c’erano in programma interventi delicati o particolari. Ho sempre seguito gli interventi dall’inizio alla fine, alcuni sono durati anche più di 3 ore, in alcuni giorni ho seguito più di un intervento senza uscire dalle sale operatorie, totalizzando anche 6 ore al giorno senza sedermi e nel massimo rispetto di chi operava. Mi sono sempre interessato (nei limiti del possibile) su cosa verteva un intervento.
In reparto ho sempre fotografato senza interferire con genitori o infermiere, rispettando la privacy o le situazioni di dolore: non ho MAI scattato durante il bacio prima di entrare in sala operatoria, non ho MAI scattato foto di bambini doloranti (seppur ne ricordo i lamenti) o i genitori in attesa di notizie del figlio fuori dalla sala operatoria.
Ho sempre fotografato per far pensare, ho sempre comunicato con i genitori per conoscere le loro storie.

Queste sono alcune foto di alcune storie.

GESTI D’AMORE CASUALI.

LO STRESS.
Sono stato testimone di ore di operazioni su bambini con meno di 24 ore di vita, bambini rifiutati dai genitori e nati dentro un water, due operazioni fallite, alcune altre operazioni che sono durate ore con la turnazione di chirurghi e anestesisti… tutte situazioni in cui ho voluto far trasparire lo stress.

8 MARZO.
Ho fotografato il giorno della festa della donna e ho voluto testimoniare la bellezza delle donne che lavorano in reparto, i loro sorrisi sotto la mascherina, la loro femminilità, la grazia dei loro dettagli.

Ho fotografato tanti altri dettagli e situazioni, di cui ricordo esattamente nomi ed eventi.
Ho anche scritto per fermare questi momenti (e potete trovare una sorta di diario sulla mia pagina facebook “Andrea Bortolin Fotografo“).

Ho sudato tanto per queste foto, mi commuovo a rivederle perché mi hanno cambiato il modo di vedere le cose.
Ho rivisto alcuni bambini al di fuori dell’ospedale, di altri ho qualche notizia… perché oltre a fare foto mi piace innamorarmi delle storie che fotografo.

Andrea Bortolin
fotografo

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